Pillole di Esplorazione Digitale 2: un mio amico vive in un cartone animato!

Quante bambine ossessionate da Elsa di Frozen conoscete? Quanti di voi hanno visto piccoli e meno piccoli appassionarsi ed affezionarsi a personaggi mediatici?

Essi svolgono un ruolo simile a quello dei classici “amici immaginari” dell’infanzia. Non sono però del tutto astratti: sono presenti nei film che il bambino guarda e nelle pagine dei libri che legge insieme ai genitori. Sono rappresentati dai giocattoli con cui mette in scena le loro avventure.

Il rapporto con questi personaggi è facilitato dalla tendenza del bambino ad attribuire facilmente emozioni ed intenzioni anche agli oggetti:  molti di voi avranno visto almeno una volta un bambino parlare ad un peluche come se fosse “vivo”!

Inoltre il bambino è portato a sentirsi “protagonista”: quando il personaggio del cartone animato o di un programma televisivo fa una domanda al pubblico si sta rivolgendo proprio a lui!

Sono poi le caratteristiche dei mezzi di comunicazione digitale a permettere quelle che gli psicologi chiamano “relazioni parasociali”. Si tratta di rapporti a senso unico, di solito positivi e gratificanti, con figure che conosciamo attraverso i media e alle quali ci affezioniamo. 

Questi personaggi possono “seguire” il bambino nei diversi contesti della sua vita (attraverso cartoni animati, giocattoli, materiali per la scuola…), diventando così per lui fonte familiare di sicurezza

La tecnologia inoltre fornisce a questi stessi personaggi aspetto e reazioni sempre più umani. Pensiamo al crescente realismo grafico delle loro espressioni!

Durante l’infanzia la capacità di regolare le proprie emozioni e di relazionarsi con gli altri si sta faticosamente sviluppando. Questi personaggi possono diventare dei “super amici”, carismatici ed influenti: attraverso le loro storie il bambino può dare un senso alla realtà esterna e ai propri vissuti, che sta scoprendo in tutta la loro complessità.

Queste storie sono quindi un’ottima occasione per i genitori: possono essere guardate insieme, messe in scena, commentate. Il gioco simbolico in cui si riproducono le relazioni è una palestra che favorisce le competenze sociali negli anni successivi (Brunick et.al 2016), e i personaggi preferiti sono un ottimo punto di partenza.

Proprio come quelle reali, anche queste relazioni a volte finiscono. Le motivazioni più comuni sono la crescita del bambino, che cerca modelli più adatti ai suoi nuovi bisogni, o l’influenza dei coetanei.  

Restano però influenti per molto tempo, durando in media circa due anni: un ulteriore motivo per valorizzarle e prenderle sul serio.

E non dobbiamo pensare siano solo “cose da bambini”: pur con altre modalità possono accompagnare le persone anche nell’adolescenza e nella vita adulta. Ma di questo parleremo in futuro…

Fonti ed approfondimenti: