Pillole di Esplorazione Digitale 3: i primi passi in autonomia

Preadolescenza: la “porta” per le prime esplorazioni autonome della rete è spesso il primo smarthpone.

Stando al rapporto del 2016 “Il tempo del web” a cura di il telefono azzurro ONLUS, il 71% dei ragazzi riceve uno smartphone prima dei 13 anni; l’età media è attorno agli 11. Si tratta di uno strumento che sentono sempre più naturale, essendo cresciuti fra adulti che lo usano ogni giorno.

Troppo presto? Sicuramente lo è dal punto di vista legale per crearsi un profilo sui social network: l’età minima prevista per la maggior parte di essi è infatti  13 anni. Ma l’applicazione più installata risulta essere Whatsapp: per comunicare con gli amici, ma anche rassicurare i genitori. Il servizio di messaggistica verde è infatti di gran lunga il più utilizzato per mantenere i contatti fra membri della famiglia stando al rapporto 2017 del Centro Italiano di Studi Sulla Famiglia (CISF).

Viene quindi da chiedersi se la richiesta di connessione permanente venga dai più giovani o sia anche frutto di preoccupazioni dei genitori, proprio nel momento in cui i figli non sono più così bambini e aprono dei propri spazi distinti. 

Lo smartphone è sempre più spesso una prima forma di proprietà personale. A differenza di un giocattolo offre la possibilità di essere connesso a qualcosa o qualcuno, di sperimentare esclusione o inclusione, di riempire il tempo grazie alle applicazioni. 

La connessione è opportunità di comunicazione, e in essa di scegliere se mettere in comune qualcosa di intimo, base per la costruzione di relazioni più profonde di quelle dell’infanzia. Ma confrontarsi in autonomia con i pari è spesso più impegnativo che farlo con i genitori. Specialmente in questi anni quando la capacità di resistere alla pressione dei pari non è ancora del tutto sviluppata (Steinberg & Monahan 2007), mentre grande è l’attrattiva del gruppo.

La comunicazione digitale poi aggiunge dei codici e tempi diversi da quelli del faccia a faccia. La corporeità e la presenza  passano facilmente dai testi più o meno sincronizzati della chat, alle fotografie, ai video. Un amico può “esserci” finchè risponde ai nostri messaggi, per poi “sparire” in un vuoto che può essere riempito di ipotesi e fantasie. Viene quindi stimolato e messo alla prova il pensiero astratto che in questi anni si va sviluppando, ma che resta ancorato spesso ad una prospettiva egocentrica: se è successo qualcosa deve essere colpa mia!  

Dai ragazzi stessi lo smartphone può essere sentito alla stregua di un rito di passaggio, uno strumento che avvia a una maturità che inizia a costruirsi. Non sono infatti così all’oscuro dei rischi, nè rifiutano categoricamente la mediazione dei genitori rispetto al loro uso: vogliono essere coinvolti e responsabilizzati rispetto allo strumento e alle acquisizioni che comporta (Moreno et al., 2019).

In questo cosa possono fare i genitori?

Per prima cosa, discutere con i figli rispetto all’uso che vogliono fare dello strumento e a come questo si leghi ai loro desideri ed emozioni. Sono tematiche che andrebbero affrontate fin dai primi anni di vita, ma non è mai troppo tardi per iniziare!

É necessario poi stabilire regole condivise, che è più semplice far rispettare se riguardano tempi e spazi precisi invece di divieti assoluti. A tavola e a letto ad esempio i telefoni possono benissimo non esserci, così come non devono essere usati in classe. Attività specifiche come il fare foto e mandarle agli amici possono essere consentite sotto la supervisione del genitore: un’ottima occasione per capire che valenza viene dato a quello che si sta facendo.

Importante è il controllo sulle applicazioni che vengono installate e sulla loro effettiva necessità, tanto più quando includono la possibilità di ulteriori acquisti al loro interno.

Al tempo stesso i genitori sono chiamati a fare la loro parte. I momenti senza telefono sono tali solo se anche gli adulti li rispettano, o giustificano adeguatamente le eccezioni. E’ poi fondamentale che si mostrino aperti e pronti ad accogliere i dubbi e i vissuti dei figli nelle loro esperienze: anche se la reazione a un messaggio senza risposta può sembrare esagerata, dobbiamo tenere conto del diverso livello di sviluppo. A questa età i ragazzi sembrano a volte pronti ad esplorare il mondo, altre ancora piccoli: anche nel digitale é bene essere flessibili nel rispondere a entrambe le facce dei loro bisogni, sostenendo e accudendo.  

Fonti ed approfondimenti:

    • Centro Italiano di Studi Sulla Famiglia [CISF] (2017) Le relazioni familiari nell’era delle reti digitali (San Paolo)
    • Labalestra, R. (2018). Preadolescenti e smartphone. International Journal of Developmental and Educational Psychology. Revista INFAD de Psicología., 1(2), 85-92.
    • Moreno, M. A., Kerr, B. R., Jenkins, M., Lam, E., & Malik, F. S. (2019). Perspectives on smartphone ownership and use by early adolescents. Journal of Adolescent Health, 64(4), 437-442.
    • Steinberg, L., & Monahan, K. C. (2007). Age differences in resistance to peer influence. Developmental psychology, 43(6), 1531.
    • Telefono Azzurro, DoxaKids.(2014). Il tempo del web. Adolescenti e genitori online.