Conoscere la psicoanalisi attraverso un videogioco: Freud’s Bones

I videogiochi sono arrivati a trattare i temi più disparati, dandoci la possibilità di vestire i panni di innumerevoli personaggi.

Non avevamo però ancora trovato un videogioco che ci permettesse di esplorare a fondo la figura di Sigmund Freud, psichiatra ottocentesco fondatore della psicoanalisi e padre della psicologia moderna.

A rendere possibile questo ci ha pensato Fortuna Imperatore (in arte AxelFox) che ha da sola ideato “Freud’s Bones”.

In questa avventura grafica, che sarà supportabile tramite campagna Kickstarter a partire da gennaio 2020, il giocatore potrà vestire i panni del celebre analista per aiutare i suoi vari assistiti.

I fondatori del progetto “Digitabilis” hanno una formazione psicologica simile alla tua. Pensi che il tuo videogioco possa avvicinare le persone alla psicologia e alla psicoanalisi?

Decisamente. La psicologia nell’ultimo decennio ha subito una forte ascesa che io definisco “pop”, fuoriuscendo dalle Accademie per approdare sui social tramite aforismi, frasi motivazionali, articoli on-line banalizzanti. In linea con il concetto di “Gamification” (scuola di pensiero basata sul concetto del videogioco come medium attraverso cui possono essere simulate molteplici condizioni umane), ho pensato che un gioco come Freud’s Bones potesse frantumare la barriera dei pregiudizi rispetto alla cura del Sè e che potesse fornire, in chiave ludico-simbolica, strumenti e spunti di riflessione per una generazione che necessita di misurarsi con l’analisi di se stessi e del mondo anzichè tendere verso l’oblio di tali tematiche.

Facendo invece il ragionamento opposto: secondo te è possibile che il lavoro dello psicoanalista possa essere banalizzato dall’esperienza videoludica?

Beh, questo pensiero ha condizionato e condiziona tutto il mio quotidiano lavoro solitario di game designer. La difficoltà del medium videoludico sta proprio nella necessità costante di mantenere il giocatore “agganciato ed emotivamente immerso”. Dopo ricerche e teorizzazioni personali, sono giunta a questa conclusione: il lavoro dello psicoanalista subisce un fraintendimento costante da decenni, frutto di luoghi comuni e satira cinematografica continua. Il mio videogioco non può che virare in senso opposto e tentare di donare quella che amo definire “profonda-leggerezza” ad una materia complessa e indispensabile.

Come progetto “Digitabilis” cerchiamo di promuovere un positivo scambio tra “il digitale” e “l’analogico”. In uno degli articoli che parla del tuo gioco abbiamo incontrato il concetto di auto-poiesi applicato ai videogiochi. Puoi spiegarci meglio che cosa intendi?

Il gioco, come la filosofia, restano i simulacri dell’esplorazione e dell’introspezione che ciascuno può operare, in solitudine o in communitas. Nel caso dell’auto-poiesi videoludica, avviene un processo singolare: identificandosi con il protagonista del videogiochi, il giocatore entra all’interno di quello che Huzinga definiva “il cerchio magico”,un’area protetta e astratta  in cui vigono leggi diverse e ruoli inediti. In quel flusso di azioni, pensieri, emozioni, avviene l’auto-poiesi all’interno di un individuo ( a patto che esso sia sufficientemente armato di spirito critico e maturità): l’Io, tramite l’esperienza vicaria, si svela a se stesso e assiste al suo cambiamento in tempo reale. Indipendentemente dal genere videoludico, le scelte, le opinioni, le valutazioni estemporanee, le decisioni sotto pressione rivelano il tipo di personalità del giocatore. Nel mio caso mi sono resa conto di aver introiettato all’interno della mia personalità, spettri di personaggi dei videogiochi: in Far Cry 5 ci sono personaggi violenti che esprimono una visione del mondo sociale decisamente darwiniana che io mi sono scoperta professare durante accese discussioni ( ad esempio). L’auto-poiesi permette al soggetto di crescere ed evolversi in maniera più consapevole esperendo situazioni che il quotidiano soffoca e impedisce.

In che modo le nuove tecnologie ti hanno aiutata nel ricercare/creare nuove opportunità professionali?

Penso che le nuove tecnologie siano uno strumento straordinario, ma muto. Occorre una forza di volontà e molta intraprendenza per riuscire a domare un medium come il web o i videogiochi. La creazione di opportunità professionali è accellerata solo da un critico utilizzo dei mezzi tecnologici.

Hai scelto una campagna su Kickstarter per finanziare il tuo progetto. Come influisce il crowdfunding sul processo di creazione?

Il crowd founding è un rischio e un’opportunità: c’è il rischio di fallimento perchè bisogna avere una community forte alle spalle,finanziatori ecc. e in Italia è come parlare di fantascienza, al contempo è un’opportunità immensa di ampliare il gioco. Se la campagna dovesse avere successo, riuscirei a creare nuovi ambienti, a sostenere le spese di distribuzione, traduzione e programmazione. Sto lavorando alla versione demo da rilasciare in concomitanza con l’inizio della campagna in modo tale da riuscire a fare un playtest generale.

Anche tu come noi condividi l’interesse per la psicologia e il digitale. Come sei arrivata ad unire queste due passioni e quali possibilità vedi nel loro incontro?

Sono una persona che ama creare ibridi, unire concetti e aree conoscitive apparentemente distanti per sperimentare. Nel caso della psicologia e del digitale, la prima possibilità che mi viene in mente è la simulazione: attraverso essa presumo si possa abbassare il livello di tensione che si attiva non appena si sfiorano argomenti complessi come le patologie mentali o anche il trattamento di condizioni esistenziali inclini alla depressione, all’ansia. Il gioco può simulare un primo approccio a certe tematiche, facendo vestire i panni dei medici,degli amici o dei partner di soggetti in difficoltà, dei pazienti stessi! Personalmente io spesso ho bisogno di farmi una idea anticipata della situazione che affronterò, laddove è possibile!

La psicoanalisi è non solo una tecnica ma anche un modello della mente umana. È stato però duramente criticato per i suoi assunti. Cosa possono trovare nelle teorie psicoanalitiche i nativi digitali?

I nativi digitali sono come surfisti: navigano sulla superficie di qualsiasi nucleo tematico, senza mai approfondire; pertanto nel modello della mente umana che deriva dalla psicoanalisi, nello specifico nella topica freudiana composta da Io-Es-Super-io, i giovani possono trovare una proto-forma di ordine di pensiero. Quando ero una liceale, quella divisione di aree mi aiutò a fare chiarezza quando ero in preda alla confusione relativa all’origine dei miei desideri, dei pensieri invadenti, dei concetti morali che sentivo provenire da fuori e che in realtà erano cristallizzazioni di leggi sociali presenti nel Super-io.

 

Non possiamo quindi che augurare il meglio a questo videogioco ed alla sua ideatrice, supportandola ed invitandovi a fare altrettando aderendo alla sua campagna Kickstarter che si aprirà a Gennaio 2020 e mettendo like alla pagina Facebook del gioco (Freud’s Bones – The game).