Pillole di esplorazione digitale: didattica digitale, ma davvero?

Prima della pandemia di Covid-19 e la conseguente chiusura delle scuole, le tecnologie e la multimedialità erano presenti in modo spesso scarso e discontinuo nelle aule, ad esempio con sperimentazioni di Lavagne Interattive Multimediali ed alternative al cartaceo per i libri di testo.

Insegnanti, genitori ed alunni si trovano ora catapultati per necessità in una realtà nuova, e che per questa ragione non è esente da inevitabili, piccoli disagi. 

I modelli di insegnamento tradizionale non sono infatti sempre adeguati alle dinamiche della rete, dal momento che gli spazi del web non sono neutri.

Ciò significa che ogni piattaforma (Instagram, Facebook, TikTok, piuttosto che Skype, Zoom, ecc.), come ogni contesto “analogico” (la classe, il campetto di calcio, l’oratorio, il bar) ha i suoi “codici comportamentali”, valorizza alcuni atteggiamenti, facilita alcune dinamiche, ostacolandone altre, ed ha il suo linguaggio.

Una classica lezione frontale riproposta a distanza risente quindi delle limitazioni del mezzo, senza sfruttarne completamente le potenzialità. In questo caso si può parlare semplicemente di teledidattica o didattica a distanza.

Per integrare invece il digitale nell’insegnamento, è necessario prima considerare quanto esso abbia cambiato il nostro rapporto con l’informazione. Essa è diventata molto più facile da reperire, copiare e rielaborare.

La figura dell’insegnante come depositaria del sapere in una relazione verticale può quindi essere messa in discussione dalla concorrenza (vera o presunta) dei contenuti presenti online.

Va considerato che le nuove generazioni già vivono in un mondo dove interagiscono continuamente con contenuti multimediali prodotti da altri utenti, spesso più vicini a loro delle istituzioni e dei canali tradizionali del sapere. La conoscenza sul web si struttura in modo diverso da quanto siamo abituati a pensare. 

Shapiro parla di drip engagement: il coinvolgimento su un tema è continuo e “goccia a goccia”, un po’ come lo intendevano gli antichi filosofi quando si impegnavano in Simposi lunghi diversi giorni, intervallati da banchetti ed intrattenimento. Se mi scopro appassionato della figura di Cleopatra, potrò cercare la sua storia su Wikipedia, guardare un video che ne parla su YouTube il giorno dopo, ascoltare un audiolibro la settimana successiva e magari approfondire qualche curiosità attraverso post di Facebook, probabilmente suggeriti dall’algoritmo. In questo modo capacità da sempre ritenute centrali nell’apprendimento come l’attenzione sostenuta e la memorizzazione passano in secondo piano rispetto all’uso consapevole e flessibile degli strumenti e delle fonti digitali.

 

Il primo passo per chi insegna è quindi adattarsi a questi nuovi tempi e soprattutto a questi nuovi spazi, sia digitali (le piattaforme utilizzate) che analogici (ogni bambino è di fatto in una piccola aula, la sua abitazione). Perché questo sia possibile è necessario organizzarli, in modo non dissimile da quanto si faceva fino a qualche settimana fa nelle classiche aule.

Ad esempio, non si è mai visto un insegnante lasciare i compiti scritti sul muro, giusto? Importante quindi definire un documento, una cartella, o una specifica parte della piattaforma dove indicare i compiti da svolgere a casa, condividendo questa scelta con allievi, colleghi e famiglie.

Meglio evitare l’invio del solo materiale registrato, specialmente per gli allievi più piccoli. La scuola è un grande organizzatore delle loro vite, ma anche di quelle dei loro genitori. Non tutti gli adulti possono permettersi di seguire il bambino per elaborare insieme i contenuti della lezione, meglio dunque che a farlo siano gli insegnanti, anche se attraverso uno schermo.

La stessa attenzione alle diverse possibilità delle famiglie è bene riservarla anche quando si consigliano attività da fare a casa: non tutti dispongono degli stessi spazi e degli stessi materiali (o delle stesse possibilità di reperirli). Ad esempio, un compito che richiede di utilizzare sassolini e foglie può sembrare una banalità, ma in questo periodo potrebbe essere problematico da svolgere per chi non ha un giardino. Allo stesso modo, non tutti hanno la stessa connessione e gli stessi spazi a disposizione, ad esempio senza il disturbo dei fratellini più piccoli.

Rispetto al mantenimento delle routine, è interessante l’idea di creare qualche minuto di intervallo online, stimolando durante questo momento quelle interazioni spontanee che emergono nel tempo non pianificato e favorendo la condivisione tra i ragazzi di idee, passioni e vissuti. Questo permetterà loro di mantenere vive le relazioni anche con i compagni con cui hanno un rapporto meno stretto, e che quindi non contatterebbero in altre circostanze.

Infine, anche le attività digitali hanno bisogno di essere strutturate: invece di assegnare una generica ricerca su internet, può essere una buona idea consigliare siti da usare come fonti, sfruttando magari la facilità di condivisione e modifica dei materiali fornita dagli spazi online per sperimentare nuove forme di lavoro collaborativo tra i ragazzi. Una buona idea è utilizzare strumenti di semplice utilizzo, come Google Drive, dove più persone possono lavorare agli stessi documenti.

Questi volevano essere alcuni primi, semplici consigli per sfruttare al massimo le potenzialità della didattica digitale in questo periodo. Prossimamente ci saranno altre pillole dedicate al tema!