fanheart3: l’associazione culturale “fan dei fan”

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Nel trattare la tematica della partecipazione attiva in rete abbiamo spesso incontrato il mondo del fandom.

Nel fandom, i contenuti riguardanti una stessa narrazione e trasmessi attraverso diversi media (tv, internet, libri) sono rielaborati e fatti propri dai fan, che lasciano il ruolo di spettatori passivi per creare e condividere materiali relativi a ciò che li appassiona.

Quando abbiamo avuto modo di conoscere le ragazze dell’associazione fanheart3, abbiamo toccato con mano quanto la passione, l’entusiasmo e la fantasia siano il motore del fandom come fenomeno di aggregazione.

Partecipando al ficsIT2 nel 2019, evento organizzato da fanheart3 e dedicato ai fan e al fandom, ci siamo immersi in prima persona in questo mondo, grazie anche alla guida esperta e disponibile di tutti gli altri partecipanti che, armandosi di pazienza, ci hanno preso per mano e accompagnati alla scoperta dei significati propri di questa realtà.

Recentemente siamo stati intervistati da loro (potete leggere l’articolo completo qui) e anche noi abbiamo deciso di fare loro alcune domande.

fanheart3Parlateci della vostra associazione, quali sono i vostri obiettivi, i successi che ricordate più
volentieri, i progetti per il futuro?

Fanheart3 è un’associazione culturale nata nel 2017 con lo scopo di dare ai fan l’importanza che meritano e portare avanti in Italia lo studio della fan culture. Siamo cinque socie fondatrici che provengono dagli ambiti più diversi: c’è chi fra noi ha studiato lingua e letteratura, chi cinema, chi ha preso le mosse dalla psicologia, chi è sceso nell’operativo del marketing o della contabilità. Teste diverse ma uno stesso entusiasmo che ci ha spinto a lavorare al progetto di fanheart3 già anni prima dell’apertura ufficiale dell’associazione, raccogliendo spunti dalle nostre esperienze personali come fan e da quelle dei nostri amici, ma anche adottando un approccio di “osservazione partecipata” a quanto accadeva nei contesti principali in cui operano i fan (fra i social, Tumblr, in primis, ma anche alle convention o ai vari Comicons).
Abbiamo organizzato la prima convention di fanfiction (storie scritte da fan e ispirate a film, telefilm, ecc.) in Italia, che si è tenuta sia nel 2018 che nel 2019 e prima ancora abbiamo indetto tre divertentissime cacce al tesoro con indizi a tema fandom nelle città di Padova, di Venezia e di Ferrara.
Nel 2019, inoltre, la Biennale Cinema ha approvato la nostra richiesta di diventare premi collaterali ufficiali in occasione della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica: sono così nati ufficialmente i fanheart3 awards. Un grande successo per noi che seguiamo la Mostra da anni e che ci ha permesso di dare visibilità a film, interpreti e concetti rilevanti per la fan culture in un contesto che, pur supportato dalla presenza di numerosi fan, è sempre stato considerato più autoriale che “commerciale”.
Prossimamente, quando sarà nuovamente possibile, cercheremo di portare la fan culture nelle fiere fandom e negli eventi in Italia, di modo da sensibilizzare sempre di più la gente sui fan studies, una disciplina che viene studiata nelle più prestigiosa università straniere e in qualche ateneo italiano, ma che rimane ignota ai più. Quindi… stay tuned!

 

ficsIT2Come Fanheart3 vi definite “fan dei fan”. Cosa rende una persona un “fan” e perché
dovremmo interessarci a loro?

Mi piace spesso, quando ci viene fatta questa domanda, citare l’origine del termine “fan”: una parola che viene dal latino, fanaticus, e che originariamente assumeva il significato di persona che “appartiene al tempio, un devoto”. Un’accezione, però, che è stata considerata per molti anni in senso esclusivamente negativo. Nell’immaginario collettivo i fan sono le ragazzine urlanti di fronte ai Beatles o i fanboy che vanno in escandescenze davanti ai poster di Wonder Woman.
Sebbene certe manifestazioni esistano, esse sono solo un aspetto dell’essere fan – e spesso non il principale – più generalmente riconducibile al concetto di divismo: l’amore per i divi, visti quasi come divinità.
Prendere in considerazione la fan culture (cultura dei fan) nella sua interezza, invece, permette di identificare meglio ciò che rende un fan tale: in primo luogo il suo interesse per
una produzione specifica (un film, un telefilm, una saga di libri, ecc.), spesso accompagnato da relazioni di tipo parasociale con i personaggi che lo abitano e, nel caso di media visivi, con gli interpreti che danno loro vita. Ma, con esso, fondamentale diventa l’appartenenza ad una comunità “attiva”, che produce opere derivate dai prodotti di comune interesse (le già citate fanfictions, le fanart, i fanvideo, e via dicendo) e che condivide un linguaggio e delle regole di appartenenza precise e spesso diverse da fandom a fandom.
Inoltre i fan, sempre più, oggi, hanno un forte valore a livello sociale: sono infatti l’elemento cardine di quella che viene considerata una cultura partecipativa, all’interno della quale il concetto di audience assume un significato profondamente diverso da quello a cui siamo stati abituati. Non c’è più una divisione netta fra chi produce e chi consuma, ma figure intermedie (spesso identificate, appunto, con i fan) che prendono il nome di “prosumer” e che collaborano a modellare i significativi culturali e la rilevanza economica delle produzioni di loro interesse attraverso un continuo discuterne e attraverso le creazioni artistiche che vi dedicano.
Proprio in questi giorni è in uscita su Youtube un lungometraggio dal titolo Detroit Evolution. Un vero e proprio film da 75 minuti ispirato al videogioco Detroit: Become Human e che tratta della relazione omosessuale fra una coppia di personaggi molto amata dai fan del videogioco. Il supporto economico dei fan ha reso possibile la realizzazione di questo lavoro che da una parte si rifà, in alcune scene, ai trope e alle fanart dei fan su questa coppia e dall’altro ne sta ispirando a sua volta. Una circolarità quanto mai affascinante!

 

fanheart33Le attività dei fan hanno oggi nella rete uno spazio di contatto e condivisione importante, quali sono gli aspetti che ritenete più rilevanti in questo senso?

Un esempio pratico: la serie televisiva Supernatural. Doveva essere interrotta dopo pochi episodi ma proprio la passione dei fan per i suoi personaggi ha permesso di farle raggiungere le 15 stagioni. La comunità dei fan di Supernatural si è data il nome di Supernatural Family e come tale si comporta: supporto reciproco, alle volte liti feroci, e, fra le altre cose, sostegno comune ad attività di volontariato. Sono tantissime le esperienze di persone – alcune delle quale raccolte nella pubblicazione a cura di Lynn Zubernis “Family don’t end with blood” – che raccontano di come appartenere a questa comunità online le abbia aiutate ad affrontare momenti difficilissimi della loro vita, problemi di solitudine e depressione, e anche a trovare uno scopo nella propria esistenza che veniva proprio dal sentirsi utili nei confronti di altri fan che stavano passando attraverso queste esperienze. Credo sia questo senso di famiglia virtuale che accomuna chi appartiene ad una medesima comunità – sia essa grande come quella di Supernatural o più contenuta come quella dei fan di Les Misérables – a rappresentare l’aspetto più significativo dell’essere fan. Proprio perché ha risvolti pratici che vanno oltre la distanza e l’apparente separazione che sembra imporre l’utilizzo dei media e va a cambiare da vicino la vita quotidiana delle singole persone.

 

fanheart34Spesso le manifestazioni dell’essere fan vengono etichettate come infantili, inutili o
generalmente “strane”. Cosa può dare l’essere fan alla vita delle persone?

Tutto. Può dare tutto.
E’ proprio contro questa etichetta di “robe da fan = cose futili e infantili” che lottiamo da anni, sia personalmente che come associazione. I fan ai nostri occhi sono supereroi, che si ergono contro il muro del “socialmente accettabile” – ovvero contro chi pensa che a trent’anni non puoi guardare i cartoni animati, che non devi piangere per la morte di un personaggio fittizio, che le amicizie online non siano vere, che non devi spendere soldi in gadget – e spaccano questo muro essendo semplicemente loro stessi, in barba a tutto e tutti. Sono eterni bambini? Sì, certo, ma nel senso più bello e vero del termine. Sono bambini perché non hanno lasciato mai morire quella scintilla di passione che i piccoli hanno quando giocano o si appassionano a qualcosa fino a farne un’ossessione. Chi non capisce questo, chi non si emoziona più per un bel film, un grande libro, un dipinto, una serie tv, un fumetto, per l’arte nelle sue ramificazioni più disparate, non è adulto, non è cresciuto, ha semplicemente fatto morire dentro di sé la scintilla che aveva da ragazzino. Certo, talvolta si esagera, ci sono molti tipi di fan, alcuni decisamente sfrenati, un po’ come allo stadio ci sono tifosi e hooligans. E solo perché questi ultimi fanno più rumore, li si associa purtroppo a tutto il resto degli appassionati. Ma se si riesce ad andare oltre, a provare a capire questo mondo di fan, senza giudicare senza conoscere, allora ci si imbarca in un viaggio straordinario attraverso una cultura contemporanea che sta ridefinendo completamente i ruoli di autore e fruitore dell’opera e il significato stesso di cultura.

 

Nei nostri eventi citiamo spesso le fanfiction come attività che educatori e genitori possono proporre come utilizzo positivo del web. Come le presentereste a queste figure?

Le espressioni delle persone che sentono per la prima volta parlare di fanfiction sono fantastiche! La credono un’attività talmente “assurda” in partenza, che neanche si rendono conto che le fanfiction – con nomi diversi – sono da sempre parte del nostro esistere.
Quanti di noi hanno scritto sui diari di adolescenza le proprie fantasie assieme all’attore del cuore? O quanti, guardando un film che finiva male, non hanno immaginato almeno un po’, in cuor loro, come sarebbero andate le cose se ci fosse stato un finale diverso? E d’altronde, qualcuno dice scherzando (ma non del tutto) che anche la Divina Commedia è una fanfiction “self-insert”.
Al di là delle battute, l’essere umano è fatto di storie e dalla voglia di condividere storie. Attraverso di esse esorcizziamo i nostri demoni, riscopriamo noi stessi, ampliamo il nostro pensiero laterale, sviluppiamo la creatività ma anche la logica, comprendiamo il mondo, la psicologia umana e le relazioni. E, ovviamente, riusciamo a superare la nostra pigrizia quando ci impegniamo nello scriverle e i nostri timori di “rifiuto” quando finalmente ci fidiamo abbastanza della community da decidere di pubblicarle.
In tutto questo, devo anche ammettere che uno degli aspetti che più amo delle fanfiction è il lavoro di ricerca che quelle più complesse, fra esse, implicano: recentemente, ad esempio, ho affrontato le storie prodotte dal fandom di The Terror (la serie TV, ispirata all’omonimo libro, è disponibile su Amazon Prime e si rifà ad una tragica storia vera di esplorazione artica). Ho scoperto, proprio attraverso il fandom e le fanfiction create dai fan, diversi usi e costumi tipici della metà dell’ottocento nella società inglese che venivano solamente citati – e spesso neanche questo – nella serie, e diverse nozioni legate alla storia della Marina Britannica che mi mancavano pur avendola studiata.
Tramite questi racconti ho potuto perciò approfondire anche mie personali conoscenze storiche e culturali e per quanto la cosa non sia sufficiente ad apprendere certi argomenti a 360°, questo genere di supporto narrativo può essere davvero un ottimo ausilio per stimolare l’interesse dei più giovani nei confronti di certe materie di studio. Essendo poi un supporto narrativo che muove da qualcosa a cui molti di essi sono già affezionati (dei personaggi, delle relazioni, delle vicende che hanno magari visto su uno schermo), è più facile utilizzarle per richiamare la loro attenzione e il loro interesse rispetto, magari, ad un normale libro di testo.
Certo anche qui bisogna fare attenzione. Non tutte le fanfiction sono capolavori e non tutte le fanfiction sono precise in quanto raccontano – e ci può stare – ma, più di questo, alcune presentano tematiche talmente estreme da dover essere approcciate con attenzione o, in certi casi, addirittura evitate, in particolare dai più giovani.
Da qui la necessità che le figure che si occupano in vari ambiti della loro educazione abbiamo un po’ di dimestichezza con queste produzioni e riescano a identificare, nel marasma delle migliaia di storie che ogni giorno compaiono online – e tramite anche l’ottimo supporto che viene offerto dagli archivi di fanfiction più importanti – quelle che è davvero utile tenere in considerazione a fini educativi.

 

Ringraziando le ragazze di fanheart3 per la disponibilità, vi invitiamo a seguire i loro contatti social Facebook, Twitter e Instagram. Non mancheremo di tenervi aggiornati sui loro contenuti ed eventi, augurandoci di poter collaborare ancora con loro!