Pillole di esplorazione digitale: falso o problematico?

Fake news”: parola dell’anno nel 2017 secondo l’American Dialect Society, indica una vera o presunta piaga del mondo connesso, dove l’informazione digitale sommerge per quantità e diffusione quella analogica.

Si tratta in realtà di un campo enorme e dai confini non sempre chiari, che va dalle “bufale” in rete alle forme di propaganda e manipolazione dell’opinione pubblica, fino alle teorie del complotto. In un mondo, quello della comunicazione umana, dove fatti e narrazioni viaggiano spesso vicini. 

Definire bene di cosa si parla è fondamentale per trovare percorsi possibili come cittadini, educatori, amministrazioni. E in questo ci viene in aiuto la prospettiva del “disturbo dell’informazione” portata avanti da Claire Wardle.

Le informazioni false sono solo una parte del problema, da inserire in una prospettiva più vasta che includa come e perché l’informazione viene prodotta e diffusa e  in che modo contribuisce alla nostra visione del mondo.

Una prima distinzione riguarda la veridicità dell’informazione unita alla volontà di creare un danno.

Nella mis-informazione le persone condividono qualcosa di falso, ma non intendono causare danno. Spesso questo viene fatto sulla  spinta emotiva di forti stati emotivi, oppure pensando di poter essere utili.

Nella dis-informazione invece le persone sanno di mettere in circolo un falso e lo fanno per causare danno, cercando anche visibilità, ad esempio attraverso hashtag su twitter. Ha spesso come obiettivo quello di esaltare le divisioni tra gruppi portando avanti una mentalità “noi contro loro”. 

Nella mal-informazione qualcosa di vero viene condiviso con l’obiettivo di causare danno, un esempio sono le informazioni private di qualcuno rese di dominio pubblico per screditarlo. 

Possiamo poi distinguere l’informazione problematica per il livello di falsità del contenuto.

La satira e la parodia hanno diverse possibili forme, tra cui ad esempio l’impersonificazione di fonti di informazione o personaggi noti. Pensiamo ad esempio alle finte testate giornalistiche. Il confine con la disinformazione è dettato dalle intenzioni e dalla strategia di chi le crea. La satira e la parodia sono inoltre spesso al centro di mis-informazione quando vengono fraintese dagli utenti.

Più insidiosi sono invece i messaggi che presentano informazioni reali in un falso contesto, ad esempio con immagini o video che non si riferiscono in realtà agli eventi descritti. Allo stesso modo una tattica diffusa è la ricerca di click con titoli che risultano esagerati rispetto all’effettivo contenuto del messaggio. 

Sempre in questa zona del “non del tutto falso” abbiamo immagini o video manipolati sempre più facilmente.

Solo nei casi più estremi dunque abbiamo le vere “fake news”. Riconoscere queste sfumature non è solo un esercizio teorico, ma è un’abilità fondamentale per orientarsi in un ecosistema della comunicazione sempre più vasto e affollato.

Fonti:

Wardle, C., & Derakhshan, H. (2017). Information disorder: Toward an interdisciplinary framework for research and policy making. Council of Europe report, 27.