Con la “fase due” si aprono possibilità in più per fare esperienze oltre le mura domestiche, anche se le nostre giornate non torneranno presto a quella che consideravamo la normalità.

Molti di noi hanno sviluppato nuove abitudini, che spesso coinvolgono l’utilizzo degli schermi: qualche film in più, un po’ più di tempo passato sui social network e le videochiamate con amici e parenti. Anche i più giovani hanno aumentato il tempo passato davanti agli schermi, e questo può essere fonte di preoccupazione per genitori ed insegnanti.

Amy Orben, studiosa che si occupa degli effetti del digitale sul benessere, sostiene che la rete può essere davvero fondamentale per i giovani: grazie ad essa, il “distanziamento sociale” non è completo.

Quasi tutti noi, in questo periodo, abbiamo utilizzato applicazioni per poterci ritrovare “faccia a faccia” con parenti ed amici, mossi dal profondo desiderio di un contatto con loro. Possiamo quindi facilmente comprendere quanto questo sia ancora più importante per i più giovani.

teenagersSoprattutto per gli adolescenti il contatto con i pari è fondamentale, così come la ricerca di spazi di autonomia dove sperimentarsi. Per questo generalmente spendono molto tempo con gli amici e sono molto sensibili alla loro approvazione. Possono così mettere alla prova ed affinare la capacità di prendere la prospettiva dell’altro, che sarà fondamentale nelle relazioni adulte.

Mantenere relazioni di qualità in adolescenza risulta essere protettivo rispetto alla salute mentale. Esperienze di rifiuto e solitudine, al contrario, sono un fattore di rischio riconosciuto per il disagio psichico.

Gli ambienti digitali, già prima della pandemia, erano per i giovani un’importante risorsa. Ora, in convivenza a volte forzata con i familiari, trovano negli schermi il contatto con i loro coetanei e la possibilità di essere insieme in uno spazio solo per loro.

ragazza al telefonoPossono quindi essere “socialmente connessi, anche se fisicamente distanti”, come sottolinea la ricercatrice Jessica Hamilton . Possono restare aggiornati sulle esperienze degli amici dalle loro bacheche, condividere la quotidianità nelle chat di gruppo, evadere insieme nei mondi dei videogiochi online.

Ciò non significa che dovremmo ignorare i rischi del digitale, che anzi nella situazione attuale potrebbero acuirsi. Pensiamo al confronto, potenzialmente fonte di disagio, con chi in quarantena sembra essersi dedicato a straordinarie attività di ogni genere, oppure alla diffusione di informazioni errate o allarmistiche sulla malattia, o alla possibilità di sentirsi ancora più soli quando nessun coetaneo sembra interessarsi a te.

Al contrario, siamo davanti alla necessità di una alfabetizzazione al digitale, che sappia ripartire dai bisogni delle persone e che superi l’attenzione per il “tempo passato davanti agli schermi” per portare al centro il cosa facciamo.