ETÀ ADULTA

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E’ ciò che pensiamo già di sapere che ci impedisce di imparare cose nuove
[Claude Bernard, fisiologo francese]

Gli esseri umani non “trovano” la conoscenza, ma la costruiscono, e questo è particolarmente vero nel mondo digitale. I media infatti ci insegnano qualcosa su di noi e sugli altri, e così come possono essere “diseducativi” possono ugualmente essere educativi, permettendoci di trovare nuove “narrazioni” per noi e per chi ci è vicino. Pensiamo ad esempio a come è facile rispecchiarsi nel protagonista di un film o di una serie tv quando condividiamo alcune sue caratteristiche come il lavoro o le passioni. Possiamo anche rivedere in lui degli aspetti di noi che prima non avevamo preso in considerazione.

I media possono poi rappresentare, in modo più o meno inclusivo, persone appartenenti a gruppi discriminati. Soprattutto in America una tematica molto sentita è la rappresentazione delle persone nere, che purtroppo negli scorsi decenni hanno spesso quasi sempre ricoperto ruoli negativi. Quando però la narrazione non è stereotipata o è condotta “dal punto di vista” delle persone appartenenti al gruppo discriminato, essa può contribuire a restituire complessità e a combattere lo stigma.

Alcuni prodotti mediatici possono quindi aiutare a comprendere l’altro e stimolare riflessioni su temi di equità (Tisdell, 2008). Ad esempio, alcuni studi condotti negli anni 2000 hanno dimostrato come la visione dell’allora popolare sit-com Will & Grace potesse diminuire i pregiudizi nei confronti dell’omosessualità (Schiappa et al., 2006).

Perciò, anche se siamo abituati a vedere internet come un amplificatore di odio, esso può essere anche il posto dove discutere e distruggere stereotipi, conoscere nuove culture e nuove identità, confrontarsi con chi condivide le stesse passioni. Pensiamo a cosa può significare questo a livello globale!

Organizzazione del lavoro e della produzione

L’innovazione tecnologica ha un’influenza diretta ed indiretta sul mondo del lavoro, ma anche sulla cultura, l’economia e la società, all’insegna di un’importante espansione del concetto di flessibilità. Sono ad esempio ridefiniti i concetti di luogo ed orario di lavoro. Cambia anche il ruolo dei lavoratori, che ora è più attivo, ed il livello di qualifica ricercata.

La preoccupazione principale quando si parla di tecnologia e lavoro è la perdita di posti di lavoro, sostituiti da processi automatizzati. Stampanti 3D e robot possono apprendere dalle loro stesse operazioni, raffinando mano a mano le proprie capacità, mentre i Big Data e la robotica permettono già la sostituzione di mansioni umane complesse. Se tuttavia da un lato alcuni tipi di lavoro possono essere al tramonto, altri stanno nascendo e sono sempre più richiesti.

Più che un vero e proprio aumento trasversale della disoccupazione, il rischio dell’introduzione del digitale nei processi produttivi è l’esclusione delle imprese meno produttive dal mercato. Il progresso tecnologico ha bisogno di tempo per creare benessere per tutti; nell’immediato, purtroppo, crea disuguaglianze. Le aziende che acquisiscono ed utilizzano le tecnologie sono più competitive e possono così assumere più lavoratori, mentre le altre incontrano più difficoltà e possono essere costrette a perdere lavoratori. Che fare allora? E’ importante diffondere una cultura del digitale e sensibilizzare sull’importanza dell’innovazione, con l’obiettivo di ridurre la distanza tra le aziende più e meno tecnologiche, rivolgendosi proprio a queste ultime; si tratta solitamente di imprese che lavorano nei settori più tradizionali, come il manifatturiero.

L’innovazione tecnologica del lavoro porta con sé nuovi rischi, quindi deve accompagnarsi ad una modernizzazione dei concetti di sicurezza sul lavoro. La flessibilità può essere vantaggiosa, ma anche rendere possibili nuove forme di sfruttamento. Il lavoro è sempre meno continuativo e sempre più “on demand”, legato alla prestazione. In virtù delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie è possibile oggi lavorare ovunque e potenzialmente in ogni momento, con il rischio di pervasività: si parla ora di “diritto alla disconnessione”. D’altra parte i “nuovi lavori”, come freelance e startupper, meritano di essere valorizzati in quanto portatori di un approccio importante per l’evoluzione del sistema produttivo del nostro Paese (Ministero del lavoro e delle politiche sociali, n.d.).

Giovani, formazione, lavoro

Si potrebbe pensare che i giovani, in quanto “nativi digitali”, abbiano già le competenze necessarie per entrare in un mondo del lavoro digitalizzato. Tuttavia spesso i percorsi educativi non sono in linea con quanto richiesto dalle moderne imprese.

Da un lato quindi è essenziale adeguare i percorsi di formazione, nonché favorire l’integrazione tra la scuola e l’esperienza lavorativa ed un orientamento efficace. Dall’altro è necessario promuovere percorsi di formazione e di aggiornamento professionali continui, erogati anche tramite piattaforme online, che permettono di raggiungere molte persone e diffondere competenze di base, anche integrandosi alla formazione in presenza.

L’evoluzione sempre più rapida delle tecnologie digitali rende urgente adeguare i percorsi formativi, di ogni tipo, verso una concezione di formazione continua (lifelong learning), fondamentale per adattarsi alle esigenze di un mondo e di un mercato in continua trasformazione (Ministero del lavoro e delle politiche sociali, n.d.).

Abilità digitali negli adulti migranti

La tutela del lavoro così come la promozione di un positivo utilizzo del digitale devono indirizzarsi soprattutto alle fasce più vulnerabili della popolazione, più esposte ai rischi sia di disoccupazione e riduzione dei salari che di isolamento.

Per questo non è possibile dimenticare fenomeni come le trasformazioni demografiche e i flussi migratori. Di fronte ad una popolazione che cambia la formazione, l’inserimento e la riqualifica lavorativa e l’attenzione ai diritti si devono adattare. (Ministero del lavoro e delle politiche sociali, n.d.), in un’ottica di equità anche nell’uso della rete.

Il progetto migrant liter@cies si è posto la priorità di sviluppare e valorizzare pratiche innovative per l’utilizzo delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ITC) per l’alfabetizzazione di adulti migranti. Il linguaggio è infatti uno step fondamentale per l’integrazione, così come lo sono le competenze digitali. In questo progetto sono state utilizzate metodologie innovative e partecipative che hanno promosso un’inclusione sotto tutti gli aspetti. Il progetto incoraggiava competenze sociali, civiche, interculturali, media literacy, pensiero critico, grazie anche al coinvolgimento di insegnanti, educatori ed operatori che si occupano di formazione adulti con i migranti (Migrant literacies, n.d.).

Relazioni e sessualità

Il digitale va ad inserirsi anche nella vita relazionale e sessuale, che nell’adulto dovrebbe trovare la propria espressione matura. Se nel passato questa maturità tendeva ad allinearsi alle norme sociali, l’accesso ad informazioni decentralizzate ha avuto un impatto su più livelli rendendo accessibili una pluralità di modelli, pratiche, partner potenziali.

Particolare rilevanza hanno assunto negli ultimi anni le app. di incontri, sempre più sdoganate sia per il sesso occasionale che per stabilire relazioni a lungo termine.

Si ha inoltre la possibilità di esplorare tipologie di relazioni alternative rispetto alla coppia tradizionale, conoscere diverse espressioni della sessualità con più possibilità anche nella definizione di sé. Ad esempio, orientamenti sessuali o identità di genere che fino a poco tempo fa erano poco conosciuti (asessualità, pansessualità, identità agender o gender-fluid…) possono trovare oggi sul web una rappresentazione ed una narrazione propria, ampliando anche le possibilità per ciascuno di interrogarsi e confrontarsi.

Uno dei contenuti maggiormente cercati in rete è poi senza dubbio la pornografia, il cui uso è spesso fortemente stigmatizzato specialmente per i suoi presunti effetti sulla vita relazionale e sessuale.

Infine non dobbiamo dimenticare tutte quelle forme di contatto sessuale mediato dal digitale (cybersex) che possono portare a un successivo contatto “analogico” con l’altro, ma anche continuare ad esprimersi in assenza della corporeità o in sua simulazione.

Per te che sei un adulto…

Saper utilizzare le ICTs non è utile solo per il divertimento e la partecipazione. Sempre più spesso si tratta di un vero e proprio requisito lavorativo. Ci troviamo ormai nella New/Net/Knowledge Economy (Rullani, 2001), che vede la centralità dei “lavoratori della conoscenza”, inseriti in una società e in un mercato in continua trasformazione. Infatti la ICTs literacy è stata collocata anche dal World Economic Forum tra le competenze chiave per il XXI secolo (World Economic Forum, 2015).

Analizzare i contenuti dei nuovi media in modo critico aiuta ad esplorare diversi mondi e prospettive (Tisdell, 2008), capacità necessaria in un mondo globalizzato. Citando Karoliina Knuuti (coordinatrice del progetto The Finnish Lifelong Learning Foundation – KVS, che ha lo scopo di aumentare la media literacy tra gli adulti palestinesi), possiamo affermare che: “Quando comprendi come funzionano i media e come utilizzarli, sei in una posizione migliore per valutarne il contenuto e l’affidabilità. Una lettura critica è fondamentale, indipendentemente dalla fonte”. Infatti, un aspetto dei nuovi media che riguarda tutti, ma in particolare gli adulti per la loro responsabilità, è l’analisi critica delle notizie per prevenire il diffondersi di fake news (le così dette “bufale”) online. Per chi ha confidenza con l’inglese, a questo link è possibile trovare una “cassetta degli attrezzi”, una guida creata proprio dalla Finnish Lifelong Learning Foundation ed utilizzata nel contesto Palestinese, ma che può essere consultata da chiunque interessato e si focalizza sull’analisi e la valutazione delle informazioni nei nuovi media. (European association for the education of adults, 2016)

Un altro interessante progetto è “Exchange of teaching and learning strategies: media literacy in adult education”, una partnership strategica Erasmus+ per sei Paesi partner tra cui l’Italia. Questo progetto si proponeva proprio di sviluppare e diffondere iniziative volte alla prevenzione della radicalizzazione attraverso la media literacy. Anche in questo caso è stato creato un Toolkit del progetto disponibile gratuitamente online.

Per te che sei un genitore o un educatore…

Se stiamo assistendo alle prime generazioni di “nativi digitali” è vero anche che le diverse possibili forme della genitorialità stanno incontrando la rete e si stanno inserendo in essa. La comunicazione mediata può essere un mezzo di informazione e rassicurazione per mamme e papà, ma la grande quantità di dati con cui è possibile entrare in contatto può diventare anche ansiogena: dai modelli non sempre raggiungibili dati da altri genitori sui social media alla corsa alla “quantificazione” dell’infanzia e al suo monitoraggio attraverso dispositivi di ogni genere.

Gli schermi poi, in particolare se portatili, possono essere fonte di distrazione rispetto alla relazione con i figli, interrompendo il tempo dedicato ad essi, nel fenomeno della “tecno-interferenza” (tecnoference). Come Digitabilis rifiutiamo comunque un approccio moralistico rispetto a queste pratiche, e incoraggiamo una prospettiva che sappia cogliere le difficoltà del genitore dietro di esse.

In ogni caso, come mai prima d’ora è importante che le nuove generazione abbiano figure di riferimento che sappiano accompagnarle anche in un mondo connesso.

Nel web quello che si pubblica contribuisce a costruire l’idea che gli altri hanno di noi. Nel trasmettere questa informazione, gli adulti sono chiamati a dare l’esempio, prestando attenzione a non lanciare messaggi distorti attraverso il web e rispettando sempre l’immagine dei minori, evitando di condividere contenuti che li riguardano senza un valido consenso.

La mediazione dei genitori, soprattutto in quella fascia d’età in cui hanno ancora un ruolo centrale, sembra essere una buona strategia che permette di condividere i motivi alla base delle regole. La possibilità di controllare costantemente le attività dei più giovani online non è tuttavia più percorribile in un mondo sempre connesso, né auspicabile all’aumentare della fisiologica necessità di autonomia dei giovani in corrispondenza dell’età adolescenziale e preadolescenziale. Per questo è importante soprattutto promuovere un approccio attivo al digitale, dando la possibilità ai ragazzi di sviluppare la capacità di analizzare in maniera critica il mondo e le diverse situazioni, trovando soluzioni adeguate a problemi nuovi (Guarnaccia, 2018). Nel momento in cui i genitori iniziano ad assumere un ruolo marginale, lasciando posto al gruppo dei pari, potrebbe rivelarsi chiave la mediazione delle altre figure di riferimento esterne alla famiglia, come gli insegnanti.

Bibliografia:

Approfondimenti: