ETA’ PRESCOLARE

affection

Ciò che conquista il bambino deve essere interessante, deve affascinarlo.

Bisogna offrirgli cose grandiose: per cominciare offriamogli il Mondo.

L’anima del bambino si nutre di grandezza”.

[M.Montessori]

I dispositivi digitali sono così presenti nella vita di ciascuno di noi che i bambini entrano in contatto con essi anche in età molto precoce.

I genitori dei più piccoli sanno che a volte offrire loro lo smartphone può sembrare utile per calmarli quando sono agitati. Al ristorante, in fila dal medico, sono tante le situazioni in cui la canzoncina o il gioco preferito possono venire in soccorso.

Ma un’esposizione troppo precoce agli schermi può essere dannosa? E in che termini? Quando è “giusto” quindi iniziare ad offrire tablet o cellulare al bambino?

Davanti allo schermo: quando, quanto e cosa?

Le linee guida sull’utilizzo degli schermi sono in continua evoluzione (Shapiro, 2015). Se nel 2011 i pediatri americani sottolineavano la necessità di non esporre i bambini a schermi prima dei 2 anni (American Academy of Pediatrics [AAP], 2011), la loro revisione ha visto un ammorbidirsi del limiti: suggeriscono infatti di evitare gli schermi fino ai 18 mesi e di limitare l’uso ad 1 ora al giorno dai 2 ai 5 anni (AAP, 2016).

I pediatri italiani continuano invece a raccomandare il non utilizzo fino al secondo anno di vita (Bozzola et al., 2018), facendo particolarmente riferimento ai possibili danni degli schermi, ad esempio sullo sviluppo, l’apprendimento, il sonno e la vista. L’OMS condivide questa raccomandazione per quanto riguarda il “sedentary screen time, il tempo passato guardando passivamente uno schermo, sia esso TV, tablet o smartphone. In questo modo è possibile prevenire l’obesità. Il “sedentary screen time” non include tuttavia i giochi “di movimento” che prevedono anche l’utilizzo di uno schermo (pensiamo banalmente alla Wii) (WHO, 2019).

Più recentemente, l’associazione che riunisce i pediatri britannici Royal College of Pediatrics and Child Health (RCPCH) ha assunto un atteggiamento ancor più complesso e critico, sostenendo che ci siano poche prove a sostegno dell’ipotesi che il tempo trascorso davanti agli schermi sia dannoso di per sé. Gli studi che hanno trovato una correlazione tra utilizzo degli schermi e problemi nel sonno, nel peso o nel benessere, non hanno fino ad ora chiarito i meccanismi sottostanti. In altre parole, non sappiamo se sia davvero l’esposizione a schermi a causare danni. La relazione tra l’uso di schermi e queste problematiche potrebbe essere casuale o influenzata da fattori terzi. Oppure potrebbe essere che la direzione della relazione sia diversa. Ad esempio che chi soffre di problemi ad addormentarsi tenda ad usare maggiormente i dispositivi digitali, magari la sera. Sono insomma necessarie ricerche più approfondite.

Secondo i pediatri britannici, è l’uso eccessivo che va evitato. Quello, insomma, che toglie tempo agli affetti, allo studio o allo sport (Royal College of Pediatrics and Child Health [RCPCH], 2019).

Tale posizione è condivisa da altri professionisti (Kardefelt-Winther, 2019). Come sottolineato in un report anche da Childen’s Commissioner for England (2017), i bambini traggono normalmente piacere dall’utilizzo delle tecnologie. Ciò è spesso visto negativamente dagli adulti. Eppure genitori e scienziati generalmente concordano nell’affermare che le nuove tecnologie siano fondamentali per sviluppare al meglio il potenziale di ognuno.

Le linee guida sopra citate, che stabiliscono rigidi orari per l’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei bambini (ma talvolta anche di adolescenti) rischiano di limitare la loro libertà di seguire i loro interessi nel mondo digitale, invitando gli adulti a ricoprire un ruolo di limite e controllo piuttosto che di guida.

Ad esempio è bene cercare prima di tutto di comprendere il comportamento dei più piccoli davanti agli schermi e perché ne sono così attratti.

Già prima dei 2 anni i bambini si rivolgono istintivamente verso stimoli nuovi. La loro possibilità di mantenere l’attenzione è limitata ma i prodotti che si rivolgono a questa fascia di età si sono adattati ed offrono continue novità.

Già intorno ai 2 – 3 anni i bambini sanno riconoscere i personaggi ed imitare le azioni. Generalmente amano rivedere scene e cartoni già visti, così come amano ascoltare le stesse storie più volte. Le storie, siano esse lette dai libri o viste sugli schermi, svolgono un ruolo importante per tutta l’età prescolare. Stimolano l’immaginazione, permettono di imparare nozioni e regole sociali. Inoltre offrono modelli di comportamento attraverso i protagonisti, gli eroi. Tuttavia, la preoccupazione comune è che le storie sullo schermo “inibiscano” i processi di immaginazione spontanei ed interni, per le caratteristiche stesse del digitale (velocità, regolarità) (Kamenetz, 2018).

Inoltre è importante ricordare che non è solo il tempo passato online ad essere importante, ma soprattutto la qualità del contenuto. Più di 80mila applicazioni sono etichettate come “educative”, ma i benefici di molte di esse non sono adeguatamente dimostrati. E’ bene che il genitore provi in prima persona queste applicazioni prima di offrirle al bambino. Questo ci porta ad un altro punto fondamentale: il coinvolgimento conta. E’ solo attraverso la partecipazione della famiglia nell’esposizione ai media che è possibile facilitare le interazioni sociali e l’apprendimento. Per i bambini più piccoli, è fondamentale guardare con loro i contenuti (co-viewing) (AAP, 2018).

I bambini hanno una capacità straordinaria di imparare quando sono motivati da un genuino interesse e vengono loro offerte le giuste opportunità. Il gioco è essenziale per i bambini per la loro successiva partecipazione alla vita adulta, ed è un diritto fondamentale. E’ fondamentale per lo sviluppo della creatività, dell’immaginazione, e di abilità cognitive ed emotive. Le tecnologie digitali possono facilitare questo sviluppo, in modi nuovi che le vecchie generazioni possono non comprendere o apprezzare (Kardefelt-Winther, 2019).

Se è fondamentale da un lato preservare ed incoraggiare una progressiva autonomia per il bambino anche nel mondo digitale, non si può trascurare il diritto del bambino ad essere protetto da possibili rischi.

La tutela dell’immagine dei minori

I bambini hanno il diritto alla tutela della propria immagine (art. 10 del Codice Civile) e dei propri dati personali.

Ogni bambino, in quanto persona, deve pertanto poter decidere come gestire la propria presenza online, la propria immagine e la propria reputazione.

Tuttavia, foto ed informazioni personali dei bambini sono molto spesso condivise dai genitori stessi. Si parla in questo caso di sharenting, parola inglese che unisce i termini share, condividere e parenting, genitorialità.

Tuttavia, non tutti sanno che una volta che le foto vengono pubblicate sui Social Network (ad esempio Facebook o Instagram) o condivise attraverso applicazioni di messaggistica istantanea ( ad esempio WhatsApp), la proprietà ed il controllo delle stesse viene trasferito alla società proprietaria della piattaforma in virtù delle condizioni contrattuali, rinunciando a qualsiasi tutela in termini di controllo della diffusione e di successiva rimozione.

Qualsiasi contenuto, una volta condiviso online ha 4 caratteristiche fondamentali:

  • rimane potenzialmente online per sempre e la rimozione non è garantita;
  • può essere scaricato, copiato, modificato o ripubblicato senza limitazioni;
  • può raggiungere un pubblico enorme in pochissimo tempo;
  • è ricercabile sui numerosi motori di ricerca grazie alle parole chiave e ai tag associati.

I genitori hanno pertanto il compito di trasmettere ai propri figli una certa consapevolezza sui potenziali rischi della rete. Per fare ciò, è importante offrire un esempio positivo e coerente, evitando di condividere informazioni personali o immagini del bambino quando egli non può offrire il proprio consenso (Guarnaccia, 2018).

Che fare dunque come genitori o educatori?

L’Accademia Americana di Pediatria sottolinea come i media, di fatto, non siano altro che un altro ambiente per i bambini. In questo ambiente i bambini sperimentano, giocano, sbagliano. Come in ogni altro contesti, hanno bisogno di essere accompagnati e di regole chiare. Insomma, i genitori dovrebbero applicare le stesse regole agli ambienti “reali” e “virtuali” in cui i bambini agiscono (AAP, 2018). “Offrire il mondo” ai propri bambini, come disse Montessori, significa mostrare loro le varie possibilità, siano esse digitali o no, che si presentano davanti ai loro occhi, accompagnandoli e guidandoli nella conoscenza e nella scelta.

Si tratta soprattutto di stabilire dei limiti ragionevoli. La domanda da porsi è: “l’utilizzo della tecnologia da parte di mio figlio aiuta o limita la sua partecipazione ad altre attività?” (RCPCH, 2019).

Ma ancora di più è fondamentale essere un modello per i propri figli. Perciò, è bene limitare il proprio uso dei media per poter essere un esempio e per dedicare tempo di qualità. I bambini molto piccoli, infatti, imparano meglio all’interno di una comunicazione bidirezionale, faccia a faccia. Allo stesso modo è importante che i bambini più piccoli dedichino molto tempo al gioco lontano dagli schermi. Può essere utile in questo senso creare delle zone o dei momenti liberi dalla tecnologia, ad esempio il momento dei pasti. Con tecnologia non si intende solo lo smartphone. In questi momenti “liberi dalla tecnologia” sarebbe bene provare a rinunciare per un po’ anche alla televisione accesa, anche se solo in sottofondo (AAP, 2018).

Il bambino, anche molto piccolo, ha diritti fondamentali, che devono essere rispettati considerandoli nel loro complesso. Un bambino deve essere protetto da possibili rischi, ma è importante coinvolgerlo, sempre di più con l’aumentare della sua età, nelle decisioni che lo riguardano, anche per quanto concerne l’utilizzo di tecnologie.

Le nuove tecnologie possono essere uno strumento per esprimersi, giocare, partecipare, imparare.

I bambini non imparano accettando passivamente quanto deciso dall’autorità, ma attraverso la discussione e la cooperazione, sviluppando una loro visione del mondo. Promuovere la loro partecipazione, fin dalla più tenera età, significa promuovere per loro uno sviluppo armonioso, abilità sociali ed equilibrio psicologico (Kardefelt-Winther, 2019).

E’ inoltre importante non focalizzare la propria attenzione solo sulla quantità che il bambino trascorre davanti allo schermo, ma alla qualità: che cosa fa? Si tratta di attività adatte alla sua età o sono troppo veloci, stimolanti o scarsamente educative? E’ da solo o in compagnia dei genitori, degli amici, della baby-sitter? Disegnare insieme con il tablet non può essere considerato allo stesso modo di guardare video, magari di contenuto poco adatto all’ età, da solo.

Le raccomandazioni dei pediatri britannici possono essere riassunte nel suggerimento di “costruire il tempo trascorso davanti allo schermo intorno alle attività familiari, e non il contrario”.

Non è facile dare delle indicazioni precise, perché ogni famiglia è a sé e non esiste una regola valida per tutti. Ogni famiglia potrà darsi delle regole a seconda di quello che è importante per i suoi componenti. “Lasciamo i genitori fare i genitori”, con fiducia nelle loro capacità e soprattutto nel loro desiderio di fare sempre il meglio per i loro bambini.

Alcune domande che possono guidare il genitore sono: l’uso degli schermi interferisce con le attività o i desideri della famiglia? Il sonno è disturbato dall’uso degli schermi? (RCPCH, 2019).

Alcuni suggerimenti possono essere tuttavia utili:

  • creare momenti liberi dalla tecnologia, soprattutto prima di addormentarsi e durante i pasti;
  • se l’utilizzo dello schermo da parte del bambino sembra fuori controllo al punto da preoccupare i genitori, rivolgersi ad un professionista;
  • dare il buon esempio;
  • soprattutto per bambini molto piccoli, ricordare che l’interazione faccia a faccia è fondamentale e non può essere sostituita da nessuno schermo (AAP, 2018).

E’ inoltre importante rispettare il bambino nella gestione della sua immagine, evitando quanto più possibile di diffondere informazioni che lo riguardano sulla rete (Guarnaccia, 2018).


Scarica qui l’infografica sullo sharenting!

Per te che sei un bambino piccolo o una bambina piccola: leggi questa filastrocca insieme a mamma, papà, nonni, al maestro o alla maestra!

Bibliografia:

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