PREADOLESCENZA

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“Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi,

perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.

Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti”.

[Kahlil Gibran]

Cosa succede?

I ragazzini di età compresa tra gli 11 e i 13 anni spesso possiedono uno smartphone di loro proprietà . Possono connettersi ovunque e passano perciò molto tempo on-line. Questo permette loro di incontrare diverse opportunità, ma anche vari rischi. Si tratta di una fascia di età vulnerabile. Infatti, nonostante utilizzino quotidianamente social ed applicazioni anche in autonomia, spesso non possiedono le capacità tecniche, operative, ma neanche relazionali, per farne un uso ottimale e difendersi dai rischi. Questo in contrasto con il pensiero comune di genitori ed educatori che immagina i “nativi digitali” come “naturalmente” abili.

Tra i giovanissimi il social di riferimento è soprattutto Instagram. Meno usato invece Facebook, preferito dai più grandi. Da sottolineare che l’età minima per possedere un proprio profilo sulla maggior parte dei social, o per utilizzare applicazioni di messaggistica istantanea, è 13 anni. Nonostante questo, molti ragazzini li utilizzano ben prima (Guarnaccia, 2018).

Questa età è peculiare dal punto di vista psicologico. Lo sviluppo cognitivo proprio di questa fase permette di assumere la prospettiva dell’altro in modo più completo rispetto a prima. Gli adolescenti e i preadolescenti spesso immaginano che gli altri li stiano costantemente osservando e valutando. L’idea di essere unici e speciali e circondati da altre persone per lo più critiche nei proprio confronti è quindi comune in questo periodo, e può spiegare una serie di comportamenti tra cui quelli rischiosi (Vartanian, 2000).

La preadolescenza è l’età in cui il gruppo degli amici viene a ricoprire un ruolo sempre più importante ed iniziano i primi conflitti con i genitori. Inoltre, a questa età i ragazzini iniziano ad affrontare alcune tematiche fondamentali: il confronto con i coetanei e con modelli con cui identificarsi, la costruzione della propria identità e di propri progetti di vita. Come si declina tutto questo in un mondo dove l’on-line ha un ruolo così rilevante?

E’ cambiata la modalità di interpretare le relazioni sociali. Prima dell’avvento dei social le relazioni fra i giovani nascevano, duravano un certo periodo di tempo, poi a un certo punto finivano, a causa dei motivi più disparati. Nei social queste distanze si traducono in forme nuove di presenza. Ad esempio, una persona può smettere di rispondere ad ogni tentativo di contatto on-line (“ghosting”), continuando però a mettere “like” sui contenuti pubblicati dall’altro (“orbiting”) o tornando a relazionarsi come se niente fosse dopo un po’ di tempo (“zombieing”) (Guarnaccia, 2018).

Quali sono i rischi specifici per questa fascia di età?

  • Venire a contatto con contenuti d’odio o inadatti all’età

Negli ultimi anni cresce il numero dei ragazzi turbati da esperienze in rete. Purtroppo una buona parte di loro (circa un quarto) non ne parla con nessuno (Mascheroni & Ólafsson, 2017).

Spesso bambini e ragazzini utilizzano videogiochi non adatti alla loro fascia di età. È invece molto importante controllare sempre il sistema di classificazione di contenuti PEGI per assicurarsi che i contenuti del videogioco siano adeguati. Un altro fenomeno che può esporre i più giovani a messaggi di odio è l’utilizzo di applicazioni o particolari social che consentono una comunicazione anonima (Guarnaccia, 2018). Ben un terzo degli utenti di internet tra gli 11 e i 17 anni ha visto messaggio di odio on-line (Mascheroni & Ólafsson, 2017).

  • Adescamento online

On-line è possibile purtroppo imbattersi in adulti che cercano di conquistare la fiducia di minori per avvicinarli con cattive intenzioni. Ovviamente si tratta di una minaccia che può portare gravi rischi per l’incolumità e la salute delle vittime. Purtroppo, più di un quarto degli utenti minorenni sul web è in contatto con persone che non ha mai conosciuto dal vivo, e il 9% ha incontrato dal vivo una persona conosciuta su internet (Mascheroni & Ólafsson, 2017).

  • Cyberbullismo

Il cyberbullismo è ormai quasi più diffuso del bullismo e viene agito sia da maschi che da femmine. Oltre al bullo e alla vittima, entrambi soggetti fragili dal punto di vista relazionale, un ruolo importante ha la “maggioranza silenziosa”. Si tratta degli spettatori, coloro che non prendono una decisione e che non contribuiscono a rompere il circolo vizioso di prepotenze agite e subite. Circa un ragazzino su 10 riporta di essere o essere stato vittima di cyberbullismo. Il cyberbullismo viene portato avanti soprattutto attraverso la creazione di falsi profili per poi minacciare o diffamare in maniera anonima (Guarnaccia, 2018).

  • Gestione inefficace della privacy

Molto spesso in questa fascia di età le password utilizzate on-line sono troppo semplici o vengono troppo facilmente condivise. Inoltre, molti non sanno gestire il pubblico dei post sui social. Ad esempio non sanno come rendere visibile un dato contenuto solo alla propria rete di amici e non a chiunque visiti il profilo. Oppure possono inviare una foto ad una chat di gruppo senza preoccuparsi di chi potrebbe vederla (Guarnaccia, 2018).

Il ruolo degli amici

Mano a mano che bambino cresce e si avvicina all’adolescenza diminuisce l’influenza dei genitori ed aumenta quella dei coetanei. A quest’età, se un ragazzino pensa che i suoi amici approvino un certo comportamento sarà più portato a metterlo in atto. Non è raro quindi che azioni come insultare qualcuno on-line o divulgare informazioni personali si diffondano tra i giovanissimi proprio perché rinforzati dal gruppo (Sasson & Mesch, 2014).

Rimandando troppo a lungo la discussione con i propri figli sulle tematiche del web il rischio è proprio quello di doversi contrapporre all’influenza dei coetanei e con il naturale desiderio di autonomia dell’adolescenza.

Per questa ragione è importante parlare del web e dei suoi pericoli con i propri figli fin dall’infanzia. Accompagnarli con gradualità, proponendo attività e riflessioni adatte all’età, è un buon modo per aiutarli a sviluppare abilità utili più avanti. Tali abilità permetteranno loro non solo di fare scelte consapevoli, ma anche di essere un modello positivo per i coetanei.

Che fare dunque come genitori o educatori?

I genitori e gli educatori si trovano oggi di fronte ad un mondo molto diverso da quello della loro infanzia e adolescenza e non conoscono a pieno le tecnologie che oggi sono così diffuse. Per questo rischiano di sentirsi “tagliati fuori”, incapaci di stare al passo con le possibilità oggi offerte dal web. Possono sentirsi in ansia, inadeguati, spaventati (Guarnaccia, 2018). Purtroppo questo può portare ad atteggiamenti di rinuncia: alcune ricerche ci dicono che meno della metà dei genitori parla con i propri figli di quello che fanno on-line, e lo fa spesso in modo approssimativo (Horizon PsyTech, 2018). Il risultato è che molti giovanissimi gestiscono in completa autonomia la loro vita on-line, senza il supporto dei genitori (Guarnaccia, 2018).

Demonizzare la tecnologia in toto non è utile. Essa non è pericolosa in sé, lo possono essere i comportamenti che si mettono in atto per usarla. E bambini e ragazzi, soprattutto se molto giovani, possono avere comportamenti pericolosi in modo inconsapevole.

Inoltre, non è possibile proteggere per sempre i propri figli in ogni situazione (virtuale o reale). Ѐ necessario anche rispettare un naturale bisogno di piccole possibilità di autonomia. Il ragazzino a cui vengono “spiate” tutte le attività svolte on-line si potrebbe sentire come se venisse letto di nascosto il suo diario segreto.

Ѐ possibile tuttavia accompagnare i più giovani in questo mondo, bilanciando esigenze di autonomia ed esigenze di controllo e protezione. Come?

Prima di tutto, informandosi rispetto ai possibili rischi del web. Solo in questo modo, infatti, è possibile prevenirli e supportare i figli affinché possano sviluppare adeguati strumenti per proteggersi. Oltre ai rischi, è importante approfondire in generale il tema delle nuove tecnologie ed addentrarsi nei fenomeni che le popolano, anche se possono apparire insensati e complessi. In realtà, comprendendo i meccanismi del web sarà più semplice anche comprendere i possibili rischi che comportano.

In secondo luogo, è importante affiancarsi ai figli mentre utilizzano le tecnologie, fin da subito, imparando insieme ad usarle attraverso attività piacevoli per entrambi. Sviluppando una complicità, discutendo e confrontandosi rispetto ai loro interessi, anche on-line, si potrà avere una comunicazione spontanea senza ricorrere a poco utili interrogatori (Guarnaccia, 2018).

Conversando apertamente con i figli rispetto al tema delle nuove tecnologie e del web è possibile creare occasioni anche per parlare dei rischi che su internet si possono incontrare, spiegando i ragionamenti che supportano regole e divieti (Ko, Choi, Yang, Lee & Lee, U., 2015; Shin & Lwin, 2017). In questo modo anche i più piccoli possono comprendere i temi complessi, e saranno più propensi a rispettare le regole, perché capiranno che servono a loro per difendersi.

Se è necessario comunicare e discutere sempre con i figli rispetto alle attività che si svolgono on-line, è però anche possibile lasciare alcuni aspetti protetti da privacy, ad esempio i dettagli delle conversazioni con gli amici (Yardi & Bruckman, 2011).

Per te che sei un ragazzino o una ragazzina …

Se sei un ragazzo o una ragazza tra gli 11 e i 13 anni, è molto importante per te imparare già fin da subito a vivere on-line in modo sereno e consapevole.

Le abilità che possono esserti utili sono in realtà molto simili a quelle che utilizzi tutti i giorni a scuola, con gli amici, per confrontarti con gli altri. Utilizzare bene le nuove tecnologie ti sarà utile anche per il tuo futuro lavorativo.

E’ importante saper gestire la propria identità digitale: se hai un profilo social, presta attenzione a ciò che condividi, ricordando che i contenuti pubblicati possono non venire mai del tutto eliminati.

Per questo, valuta sempre, prima di condividere qualcosa, se è un messaggio positivo o meno. Valuta anche se l’informazione che stai leggendo è vera o meno: alcune pagine diffondono notizie false.

Internet, i social media, le applicazioni e i videogiochi offrono stimoli sempre nuovi, ma anche tu puoi creare contenuti interessanti, anche con i tuoi amici. Quando comunichi con gli altri, anche su What’s App o sui Social Network se li usi, puoi coltivare amicizie, ma, proprio come nella realtà, puoi offendere e ferire. Meglio non condividere mai messaggi che contengano insulti. Se qualche tuo compagno di classe o amico lo fa, puoi fargli presente che è un comportamento che può far soffrire: parlane con un adulto se ne senti il bisogno. Chiedi ad un adulto anche se, navigando on-line, ti imbatti in qualche frase o immagine che ti fa stare male, o per imparare insieme a difendersi da truffe o virus informatici.

Ricorda che, on-line come off-line, hai il diritto alla privacy. Hai anche molti altri diritti: proprietà intellettuale (se crei un contenuto, nessuno può rivendicarlo come suo), libertà di parola e protezione da messaggi o contenuti negativi.

Bibliografia:

  • Guarnaccia, E. (2018) Generazione Z: Fotografia Statistica e Fenomenologica di una Generazione Ipertecnologica e Iperconnessa.
  • Horizon PsyTech (2018) PSYTEST – C’è bisogno di educazione a videogiochi e nuovi media?. Disponibile su: https://www.horizonpsytech.com/2018/08/30/psytest-ce-bisogno-di-educazione-a-videogiochi-e-nuovi-media/ [08 Dicembre 2019]
  • Ko, M., Choi, S., Yang, S., Lee, J., & Lee, U. (2015, September). FamiLync: facilitating participatory parental mediation of adolescents’ smartphone use. In Proceedings of the 2015 ACM International Joint Conference on Pervasive and Ubiquitous Computing (pp. 867-878). ACM.
  • Mascheroni, G., & Ólafsson, K. (2017) Accesso, usi, rischi e opportunità di internet per i ragazzi italiani. I primi risultati di EU Kids Online.
  • Sasson, H., & Mesch, G. (2014). Parental mediation, peer norms and risky online behavior among adolescents. Computers in Human Behavior, 33, 32-38.
  • Shin, W., & Lwin, M. O. (2017). How does “talking about the Internet with others” affect teenagers’ experience of online risks? The role of active mediation by parents, peers, and school teachers. New Media & Society, 19(7), 1109-1126.
  • Vartanian, L. R. (2000). Revisiting the imaginary audience and personal fable constructs of adolescent egocentrism: A conceptual review. ADOLESCENCE-SAN DIEGO-, 35, 639-662.
  • Yardi, S., & Bruckman, A. (2011, May). Social and technical challenges in parenting teens’ social media use. In Proceedings of the SIGCHI Conference on Human Factors in Computing Systems (pp. 3237–3246). Vancouver, BC.

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