TERZA ETA’

anziano felice con computer

Non c’è nulla di più vecchio del non voler invecchiare”. 

[Marie de Hennezel]

La vita contemporanea è segnata dalle informazioni che ci arrivano attraverso i media, primi fra tutti i dispositivi collegati a internet. Siamo passati dai mezzi di comunicazione di massa alla comunicazione in rete, dove individui e gruppi sono creatori di contenuti piuttosto che spettatori, in un flusso continuo che si contrappone alle logiche del canale televisivo. Si pensi ad esempio alla creazione di post su Facebook, che permettono anche l’interazione attraverso commenti e “mi piace”.

La generazione più anziana ha meno familiarità con queste dinamiche, che sono diventate centrali nella costruzione della cultura e del costume dell’intera società.

Le piattaforme internet e i social sono sempre più accessibili, anche per persone meno tecnicamente competenti. Tuttavia difficoltà interpretative e di valutazione possono esporre gli anziani a rischi specifici. La popolazione sopra i 65 anni, ad esempio, risulta essere maggiormente a rischio di diffusione di notizie false (Guess, Nagler & Tucker, 2019).

La grande quantità di informazione non filtrata può portare infatti ad un’illusione di conoscenza e familiarità, con un consumo meno consapevole che conferma le nostre convinzioni e può renderci manipolabili.

 

In una realtà “connessa” gli anziani sono spesso percepiti come marginali o non in grado di dare un contributo alla società in rete. L’isolamento fisico si accompagna alla mancata sintonia con un mondo virtuale ormai fuso con la realtà quotidiana, dove i dispositivi sono sempre più indispensabili per fruire di informazioni e servizi.  Per studiare l’esclusione digitale è necessario dunque superare la logica del semplice accesso materiale agli strumenti, e partire dalle motivazioni del non utilizzo.

 

A causa del rapido mutamento di strumenti e linguaggi la tradizionale “educazione ai media”, che punta a rendere l’utente consapevole delle influenze alle quali è soggetto, non appare più sufficiente. Ci proponiamo allora di “alfabetizzare”, fornire elementi di base per comprendere gli eventi, i messaggi, gli spazi e le regole della rete. L’alfabetizzazione mediatica non è un’abilità che si acquisisce una volta per tutte, ma va mantenuta aggiornata alle pratiche: la rete infatti cambia anche in base all’uso che le persone ne fanno. Rispetto a questi usi gli anziani si sentono spesso disorientati di fronte a messaggi assolutistici ed allarmistici. Inoltre possono sentirsi spiazzati di fronte a giovani più abili tecnicamente di loro, nei confronti dei quali possono avere anche un ruolo educativo, come quello dei nonni. Pertanto, affinché gli anziani possano continuare ad essere parte attiva della società si rende necessaria la costruzione di abilità per rafforzare le connessioni fra persone e generazioni, anche in un’ottica di invecchiamento attivo e di prevenzione delle demenze (Anme et al., 2013). 

La partecipazione alla vita pubblica, infatti, non può ormai prescindere da un uso adeguato delle informazioni.

 

Quali ostacoli?

L’uso o meno del digitale da parte degli anziani è legato a fattori sia interni che esterni (Lee et.al 2011)

  • Processi cognitivi personali come la motivazione e l’autoefficacia, cioè il volere e il sentirsi capaci di usare questi strumenti.
  • Le eventuali limitazioni delle capacità cognitive e/o percettive. 
  • Problemi strutturali come i costi o la complessità degli strumenti. Pensiamo a come molti dispositivi presentino una grande varietà di opzioni che può confondere e affaticare utenti senza esperienza pratica.
  • Mancanza di supporto da parte di altre persone, non solo nell’imparare ma anche nell incentivare l’uso ad esempio continuando a comunicare nuovi mezzi.

Le persone anziane riportano diverse motivazioni del perché non utilizzano le nuove tecnologie:

  • Atteggiamento negativo verso Internet. Uno dei  temi dominanti (Hornung, Müller, Shklovski, Jakobi, Wulf, 2017) per gli anziani sul web è la difesa dei “territori personali”,  nella duplice forma di privacy e sicurezza.

La privacy è un processo di ridefinizione costante di confini personali in un sistema sociale (Altman, 1975, citato in Hornung et al., 2017), una fluttuazione fra il mostrarsi e il coprire aspetti di sé nei confronti di  altre persone e gruppi.  

Il confine tra ciò che è bene condividere on-line e cosa no è concepito in modo diverso da generazioni diverse: un esempio è la condivisione di foto di minori (solitamente nipoti), che si colloca nel tema dello “sharenting”.

Il tema della sicurezza si declina invece prevalentemente nel timore di rivelare on-line informazioni che potrebbero finire in mani sgradite (Hornung et al., 2017). 

  • Sentirsi “troppo vecchi”. Gli utenti anziani non sono un gruppo omogeneo, bensì utilizzano il web in modo differente a seconda della loro fase di vita, ambiente sociale e caratteristiche psicologiche, con alcuni gruppi più a rischio di esclusione di altri.

Dopo i 75 anni infatti l’uso della rete tende a calare, così come la varietà di attività svolte tramite essa (Van Deursen, 2015). Tuttavia, l’utilizzo del computer e della rete in effetti sembrerebbe migliorare la qualità della vita delle persone più anziane, implementando le loro relazioni, allenando le funzioni cognitive, restituendo un senso di indipendenza e controllo (Shapira et al., 2007). 

  • Mancanza di esperienza o abilità. L’educazione è spesso considerata un predittore importantissimo per l’esclusione digitale (Van Dijk, 2005), così come l’interesse e le credenze rispetto alle nuove tecnologie. Ci aspettiamo quindi che siano gli anziani più istruiti a risultare più propensi ad iniziare ad utilizzare i dispositivi, probabilmente perché più consapevoli delle loro potenzialità. Ad una minore esperienza si accompagna invece un più elevato livello di ansia nell’utilizzo di internet, e sua volta a un minore senso di competenza (Van Deursen, 2015). 

 

Che fare dunque come servizi e politica?

E’ necessaria dunque l’alfabetizzazione mediatica come modalità per avvicinare, informare ed interessare l’anziano rispetto alle ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione), strumenti utili per il contrasto all’isolamento. Le ICT permettono infatti:

  • la connessione con amici e familiari,
  • la creazione di nuovi contatti che condividono bisogni e interessi,
  • l’impegno in attività, con il possibile sviluppo di nuove competenze e il rinnovo di hobby,
  • il supporto sociale ricevuto e il rinforzo dell’autostima (sentirsi connesso, equipaggiato, utile, socialmente attivo).

La confidenza acquisita in questo modo va oltre l’utilizzo delle tecnologie, coinvolgendo il pensiero critico e la presa di decisioni, rese possibili dall’accesso ad un gran numero di informazioni. Questo offre autoefficacia e padroneggiamento, i cui effetti sono a loro volta promettenti nel settore dell’isolamento sociale (Chen & Schulz, 2016), ma sono anche una base per lempowerment.

L’empowerment è l’insieme dei processi che rendono le persone consapevoli degli aspetti importanti per il loro benessere e capaci di autodeterminarsi, scegliendo in modo consapevole. Può essere sviluppato anche grazie ad un utilizzo positivo delle ICT, ad esempio con attività di apprendimento (Hur, 2016).

Queste non vanno dunque intese solo come tradizionali attività di formazione, ma anche e soprattutto facendo rete di utenti fra gli anziani stessi e fra le generazioni. Fra le modalità di apprendimento più gradite (Friemel, 2016) ci sono infatti il sostegno di amici e parenti a casa, l’avere un adolescente come “istruttore”, e la diffusione di competenze da parte di altri anziani (mentoring).

Di fronte ad un mondo sempre più connesso è necessario puntare a fornire all’anziano non tanto particolari nozioni tecniche, ma gli strumenti per dare il proprio contributo consapevole in modalità che tengano conto dei suoi bisogni e valori

 

Per te che hai più di 65 anni…

Fino ad ora il rapporto tra tecnologie e terza età è stato poco studiato. Tuttavia, la popolazione sta invecchiando, e come sottolineato anche dall’OMS (WHO, n.d.), siamo chiamati a costruire ambienti che incontrino i bisogni delle persone in età più avanzata.

Diversi studi (Guess, Nagler, & Tucker, 2019) hanno messo in luce come ciò che appare più complesso per le persone meno giovani che si approcciano ai nuovi media sia comprendere quando un’informazione è vera o falsa. Si tratta di una capacità di “digital media literacy” in effetti molto complessa: comprendere e criticare informazioni presentate in una forma nuova, non abituale per questa fascia di età.

Talvolta le persone che non hanno utilizzato i media durante la loro vita si chiedono perché dovrebbero imparare a  farlo proprio ora. Ci possono essere diversi vantaggi:

  • coltivare interessi o passioni, conoscendo persone con cui condividerli,
  • esprimere la propria opinione, 
  • poter guidare i nipotini,

il tutto sapendo riconoscere le notizie false e le truffe online.

Inoltre è possibile imparare ad ottenere informazioni utili, ad utilizzare servizi online per la propria salute, e a mantenere relazioni con parenti ed amici, anche lontani (Farinacci, 2019).

 

Bibliografia:

Approfondimenti: