Le tecnologie

persone che usano tablet e cellulari al bar

Gli esseri umani hanno sempre usato tecnologie per trasmettere informazioni e comunicare, creando così dei “media” (essi sono nient’altro che qualcosa che “sta” tra noi e le altre persone: storicamente le arti visive, la letteratura e più recentemente la stampa, la radio, la televisione).

Nell’ultimo secolo questa comunicazione si è affidata sempre di più a messaggi codificati e letti da strumenti specifici: una modalità definita appunto “digitale”, che ha messo in moto una delle più grandi rivoluzioni della storia umana, tuttora in corso.

Spesso parliamo di “nuovi media”, riferendoci alle tecnologie dell’informazione e comunicazione (ICT). Ma in cosa esse sono “nuove“?

Nella capacità di rendere l’informazione:

  • permanente,
  • trasmissibile,
  • modificabile.

Questo ha permesso un passaggio da una logica del canale a una di rete, che ci vede consumatori, ma anche produttori, di contenuti.

Le ICT si manifestano su vari livelli, spesso connessi, ma anche confusi tra loro:

  • la dimensione concreta dei dispositivi (pc, tablet, smartphone, console…),
  • i software con i vari programmi e applicazioni,
  • la rete propriamente detta, che si snoda tra siti internet e piattaforme che vanno dai social network al commercio.

Ogni livello presenta specifiche affordance, caratteristiche che ci rendono più facili alcune azioni e dunque “invitano” ad usare in un certo modo le loro funzionalità. 

 

Lavorare per l’empowerment e la promozione del benessere in rete richiede però prospettive che vadano oltre gli aspetti tecnici. Questo perché il digitale si interseca in modo complesso con i nostri pensieri, emozioni, relazioni, identità. Nel suo essere un insieme di mezzi di comunicazione ha cambiato i rapporti tra persone. 

Colma distanze di spazio e tempo, in modi non sempre graditi. Mette in discussione rapporti di potere e ne crea di nuovi. Permette e favorisce nuove modalità di essere in contatto, ma anche di sottrarsi all’esposizione. 

Dispositivi e applicazioni sono diventate anche protesi delle nostre facoltà. Al digitale deleghiamo parte delle nostre azioni, che sempre di più vengono da esso incoraggiate, facilitate, indotte. Ci orientiamo grazie al navigatore, ci emozioniamo per un ricordo conservato da un archivio di foto e magari suggerito dalla piattaforma.

Ma il digitale è anche sempre più un ambiente di esperienza: una serie di spazi di con loro regole e dinamiche, sede di eventi che, pur “virtuali“, possono essere reali nei loro effetti. 

Gli interventi di Digitabilis non mettono al centro le competenze tecniche nell’uso delle ICT, bensì la consapevolezza di come il loro utilizzo contribuisca al al benessere e alle possibilità di determinazione di persone, gruppi e comunità. 

Riserviamo particolare attenzione all’incontro tra le affordance, le caratteristiche degli utenti e alle loro interazioni. Da esso emerge la possibilità di sviluppare pratiche critiche, inclusive, ma anche rispondenti ai bisogni dei vari contesti e attori coinvolti, piuttosto che una serie di prescrizioni.

In questa prospettiva abbiamo potuto realizzare attività per destinatari solitamente poco coinvolti attivamente in queste tematiche. È il caso della terza età, dove esplicitare le valenze delle ICT ha permette di dare un senso alle interazioni attorno ad esse anche senza competenze tecniche. Oppure della prima infanzia, dove l’interazione dovrebbe essere minima, in accordo con le esigenze di sviluppo, ma dove gli adulti attorno possono già porre le basi per un uso consapevole e portatore di benessere.

 

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